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Viaggio in Giappone: quando un viaggio parte direttamente dal cuore

Era Ottobre, da sempre il nostro mese preferito per viaggiare, quello che ci ha sempre portato fortuna. Non sappiamo se per fortuna o per caso, siamo riusciti a partire per un viaggio che sognavamo da tanti anni: un Viaggio in Giappone. Una passione quella per il Paese del Sol Levante, che è arrivata sin da bambini. A quel tempo, ancora ignari di quanto ci avrebbe affascinato questa cultura, leggevamo fumetti chiamati Manga e guardavamo buffi cartoni animati chiamati Anime. Una passione che abbiamo continuato a coltivare negli anni e che è cresciuta giorno dopo giorno. Abbiamo letto libri, guardato documentari, visto film e fatto lunghi viaggi mentali nella speranza di poter vedere tutto dal vivo.

Finalmente quel momento era arrivato e abbiamo fatto fatica a credere che in breve tempo, il nostro sogno sarebbe diventato realtà. Dopo mesi di organizzazione e trepidante attesa, quella terra lontana e dai modi gentili e garbati, stava per spalancarci le porte.

Per noi tutti i viaggi iniziano ancora prima della partenza, quando con curiosità e dedizione iniziamo a fantasticare e ad informarci sul paese che visiteremo. Con questo viaggio in Giappone però, è stato tutto più intenso sin dall’inizio. Un viaggio che ci ha scalfito l’Anima già dall’arrivo in aeroporto, dove abbiamo vissuto la prima di tante emozioni.

Viaggio in Giappone

Un Viaggio iniziato al gate con la scritta Osaka

Il nostro Viaggio in Giappone è iniziato al mattino presto con un Volo in partenza dall’aeroporto di Roma e che ci avrebbe portato ad Osaka: prima tappa del nostro itinerario. La prima parte del viaggio prevedeva uno scalo a Francoforte e proprio seduti al nostro gate è iniziato il vero e proprio viaggio. Nel monitor accanto a noi, campeggiava in blu e azzurro (colori della Compagnia di bandiera giapponese ANA), la scritta Osaka con le varie informazioni, sia in inglese che in giapponese. Piccole tracce del meraviglioso Paese del Sol Levante iniziavano a farsi strada e noi eravamo agitati e felici.

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In attesa dell’imbarco, io cercavo di leggere un libro e Nico di ascoltare musica, ma entrambi perdevamo continuamenete la concentrazione. Ad attirare la nostra attenzione, un corposo numero di giapponesi, in attesa del nostro stesso volo. In questa attesa abbiamo osservato molto e ci siamo chiesti quale fosse il motivo del loro viaggio in Giappone. Tornavano a casa propria o era un viaggio di lavoro? Tornavano solo per una visita ai familiari, ma vivevano in un altro paese? Erano addirittura nati in un altro paese e anche loro come noi, visitavano per la prima volta il Giappone? Tornavano per amore o per scappare dall’amore? Nella nostra testa c’era un flusso continuo di domande e curiosità.

Eravamo soltanto seduti ad un gate con la scritta Osaka, c’era ancora così poco lì di Giappone, eppure si percepiva già l’immensa diversità della cultura nipponica.

Un Viaggio in Giappone è un viaggio attraverso le Persone

Davanti a noi due vecchine leggevano i loro libri. Portavano entrambe gli occhiali e la signora sulla sinistra ne indossava un paio piccoli e rotondi. Vedevamo che gli scendevano fin quasi alla punta del naso, ma chissà per quale strana legge di gravità, riuscivano a rimanere in equilibrio. La signora seduta alla sua destra invece, indossava occhiali grossi e squadrati e i suoi occhi a mandorla dietro quelle lenti spesse erano enormi. I loro libri erano scritti da destra verso sinistra, in colonne verticali. Le abbiamo viste leggere, muovendo lentamente il capo, dall’alto verso il basso, con lo sguardo rivolto da destra verso sinistra. Questo per noi era già qualcosa di talmente insolito e curioso che ci fece imbarcare da subito, su un binario di sola andata. Un binario con un’unica destinazione: Infinte Emozioni.

La scrittura Giapponese

Non siamo degli esperti di scrittura giapponese sia chiaro, ma ci ha sempre affascinato conoscerne il sistema. Una cosa l’abbiamo capita però, quello della lingua giapponese è forse uno dei sistemi di scrittura più complicati al mondo. Se siete degli amanti del giappone, o semplici appassionati della lingua giapponese, avrete sicuramente sentito parlare di Kanji, Hiragana e Katakana (Kana). Questi sono i tre principali sistemi di scrittura giapponese, ma ne esiste anche un quarto, il Rōmaji.

I Kanji

I Kanji – 漢字 (caratteri Han, ossia cinesi), trovano origine nella scrittura cinese e sono forse anche i più difficili da imparare. Inizialmente erano dei disegni, una specie di ideogrammi e la loro simbologia riconduceva ad un significato. Oggi quasi tutti i kanji, si sono evoluti nel tempo e si sono adattati al sistema fonetico giapponese, ma continuano comunque a richiamare un significato. Oltretutto ognuno di loro può avere diverse pronunce.

Esisto diversi tipi di lettura dei Kanji:
– la on’yomi -音読み, che deriva dalla lettura di origine cinese
– la kun’yomi – 訓読み, che deriva dalla lettura nativa giapponese.

Una ragazza che abbiamo conosciuto a Kyoto, ci ha spiegato che gli studenti giapponesi, devono imparare più di 2000 Kanji, per poter essere preparati alla loro vita quotidiana. Quando ci lamentiamo per la nostra grammatica dovremmo pensare a loro.

Hiragana e Katakana, i Kana

L’Hiragana e il Katakana sono due alfabeti sillabici fonetici.
L’Hiragana è utilizzato per scrivere parole di origine giapponese. Affonda le sue origini nei caratteri cinesi, ma si presenta in forma più semplice, corsiva e dai caratteri arrotondati. Il sistema di scrittura Hiragana è composto da 46 simboli. Ad ogni simbolo – suono, corrisponde una sillaba. L’hiragana viene usato, per i suffissi come san (signore o signora), chan, kun etc e la coniugazione dei verbi. Viene anche usato per quelle parole per le quali non vi sono kanji, ossia particelle come kara (da) e per quelle parole per le quali la forma ideografica kanji non è conosciuta da chi scrive o da chi legge. Quest’uso è detto okurigana. Un altro uso dell’Hiragana è il furigana, che rappresenta la lettura dei kanji.

Il Katakana invece si presenta esteticamente in una forma più spigolosa e si usa principalmente per le parole di origine straniera. Il katakana è anche usato per le onomatopee, i nomi di animali e i nostri nomi italiani, trascritti a loro volta.

Rōmaji

I Rōmaji, sono i caratteri dell’alfabeto latino trascritti e adattati alla lingua giapponese. Vengono usati soprattutto per la segnaletica stradale, per consentire agli stranieri di saperli leggere. Altri casi in cui vengono usati, possono essere, per le insegne commerciali oppure per quei nomi che vogliono imitare il mondo occidentale. Oggi grazie all’impatto dell’occidente attraverso i media, alla tecnologia e all’informatica la scrittura orizzontale da sinistra verso destra è diventata quasi la norma.

Non essendo degli esperti ma solo degli appassionati, le informazioni che avete letto, sono solo una piccola infarinata delle infinte sfaccettature di questa lingua. Per quel poco che conosciamo, abbiamo capito che è necessaria pazienza e dedizione per imparare la scrittura giapponese e uno studio serio, magari proprio sul suolo giapponese. Se il vostro sogno è quello di studiare e vivere in Giappone, vi segnaliamo un’azienda che troviamo davvero interessante GoGoNihon .

Dopo questa piccola parentesi, torniamo ora ad osservare, la gente intorno a noi, durante l’attesa del nostro volo per Osaka.

Alla nostra destra sedeva, una ragazza molto giovane, forse sui 22-23 anni, indossava delle scarpe con un enorme fiocco giallo e una stampa floreale colorata. Le calze erano nere, la gonna blu scuro e la giacca a scacchi. I capelli erano sistemati in un caschetto sbarazzino e i lunghi occhi a mandorla, truccati di blu. Alle orecchie delle cuffiette wi-fi per ascoltare la musica. Nel mentre si scattava una foto, con l’immancabile segno a V fatto con le dita.

Il segno delle dita a V cosa significa?

Il segno delle dita a V, in Giappone assume due significati: Vittoria, che è il significato che noi occidentali gli abbiamo sempre assegnato e Pace.

Il primo ad utilizzare le dita a V in simbolo di Vittoria fu il primo ministro britannico Winston Churchill. Infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale, fece questo gesto per sottolineare la vittoria e come simbolo della resistenza all’invasione nazista. Da li partì il V for Victory e si diffuse fino ad arrivare in Giappone.

Il significato delle dita a V in segno di Pace invece divenne comune intorno agli anni 70, quando in America iniziavano i movimenti Hippie. Era cosa molto comune vedere fotografati con le dita a V, due esponenti molto importanti ed influenti: John Lennon e Yoko Ono. Loro usavano questo simbolo come segno di pace e amore. Queste immagini arrivarono anche in Giappone, dove prese piede il significato della dita a V in segno di pace.

Ci sono molte teorie sul significato di questo segno e noi vi abbiamo lasciato quelle che conosciamo.

Ritornando al nostro gate, poco distante da noi, sedeva un anziano signore. Avrà avuto almeno un’ottantina di anni. Indossava uno zaino super sportivo, un cappellino bianco con la visiera e in mano teneva una grande macchina fotografica. Un pò chino in avanti, ma con passo veloce si avvicinava al finestrone che dava sullo spiazzo degli aerei e sorridente, scattava alcune foto.

Proprio alla nostra sinistra, un uomo vestito di nero e in cravatta a righe gialle e verdi, sorseggiava un caffè americano, assorto nei suoi pensieri. Sembrava un distinto uomo in carriera.

In fondo alla sala, attirò la nostra attenzione una signora anziana con i capelli completamente bianchi e gli occhi neri. Era vestita come una giovane trentenne e parlava con un uomo, facendo una serie di inchini e sfoggiando le sue labbra tinte di rosso. L’uomo con occhi sinceri e gentilezza, ascoltava la signora e annuiva alle sue parole, accennando timidi sorrisi.

Vicino alla finestra vediamo una giovane famiglia. Lei giapponese, magra e longilinea, indossava una lunga gonna colorata e un morbido cardigan verde scuro. Lui occidentale, forse tedesco, con un pantalone della tuta e un maglione pesante. La giovane coppia era stretta in un dolce abbraccio, al loro bimbo di pochi mesi. Nonostante il piccole fosse così piccino, stava per affrontare un lunghissimo viaggio, coccolato dalla sua copertina a forma di drago color turchese.

Queste erano solo alcune delle persone intorno a noi e eravamo ancora molto lontani dalla nostra meta finale, eppure qualcosa ci aveva già conquistato.

Sarà stato il loro modo di fare educato e riservato. Quel modo di vestire a volte, stravagante e colorato. Sarà stata quella gentilezza che si percepiva già dai piccoli gesti. Sarà che in quel momento i loro modi ci sembravano così diversi dai nostri, da volerne sapere il più possibile. In realtà non sapevamo ancora cosa fosse, ma sapevamo che eravamo appena all’inizio del nostro Viaggio in Giappone e già ci stavamo riempiendo gli occhi di curiosità e il cuore di gratitudine.

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Viviamo in pianta stabile in un piccolo paesino marchigiano, ma dopo innumerevoli viaggi e esperienze di vita all’estero, abbiamo imparato che il viaggio è sentirsi sempre nel posto giusto, ovunque esso sia. Siamo degli ottimisti cronici e forse è proprio per questo che vediamo bellezza e opportunità ovunque. Ci piacciono gli aeroporti che in un attimo legano i fili del mondo, la fotografia e i video che conserviamo e riguardiamo con cura dopo ogni viaggio. Ci piace assaggiare la cucina locale, imparare come vivono gli altri, esplorare e perderci per le infinite vie di un viaggio. TODOMUNDOEBOM è crescita, attimi speciali, condivisione, tolleranza, diversità, amore ed è qui per raccontare, condividere e regalare consigli e soprattutto emozioni. Se volete sapere di più su di noi cliccate qui.

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